Tumori al cavo orale

Il solo parlare di patologie tumorali, a volte, è vissuto come un vero e proprio tabù. Far finta di niente è il modo più semplice per allontanare la paura, ma anche il più rischioso. È invece fondamentale parlarne per sensibilizzare alla prevenzione e alla diagnosi precoce. Perché prevenire significa vivere. Più a lungo e bene.

Il carcinoma orale rappresenta la sesta forma di cancro più comune al mondo. In oltre il novanta per cento dei casi ha origine dalla trasformazione tumorale delle cellule di rivestimento della bocca. Poiché all’osservazione microscopica queste hanno l’aspetto di squame, tali tumori sono definiti carcinomi a cellule squamose. Essi sono localizzati nel 30-40 per cento dei casi sulla lingua, nel 25-30 per cento sotto di essa, sul pavimento della bocca, e nel 25-30 per cento nella parte confinante con la faringe.
I tumori orofaringei rappresentano il cinque per cento dei tumori nell’uomo e l’uno per cento nella donna. La percentuale femminile, secondo indagini recenti, sta purtroppo progressivamente aumentando. Complessivamente, ogni anno, in Italia si registrano circa ottomila nuovi casi e circa tremila decessi.
La prognosi negativa è legata a diversi fattori, primo fra tutti lo stadio al momento della diagnosi, spesso in fase avanzata. Frequentemente, infatti, questo tipo di cancro si scopre quando la massa tumorale è già ingrandita al punto da richiedere interventi mutilanti che, molte volte, hanno scarsi risultati. La diagnosi precoce è fondamentale per la sopravvivenza e per ridurre le complicanze legate al trattamento del tumore. Se individuato precocemente può essere curato con successo, con elevate percentuali di guarigione. Il carcinoma orale è preceduto, generalmente, da un’alterazione morfologica della mucosa orale, definita disordine potenzialmente maligno. Questo fa comprendere l’importanza della visita odontoiatrica specialistica per l’intercettazione di un eventuale tumore ancora allo stadio iniziale. I ritardi diagnostici dipendono in genere da una sottovalutazione dei sintomi, spesso dovuta a una conoscenza insufficiente di questo tumore.

Alcune lesioni iniziali, clinicamente benigne, possono avere una significativa probabilità di trasformarsi e vengono pertanto definite precancerose. Si presentano sotto forma di macchie o placche, di colore bianco o rosso, denominate rispettivamente Leucoplachie e Eritroplachie.
I sintomi iniziali del tumore sono di solito indistinti ed equivoci: lieve dolore, bruciore, senso di corpo estraneo, momentanei episodi di sanguinamento. In questa fase il tumore può presentarsi sotto forma di piccole piaghe, tumefazioni di bocca, faccia o collo in lenta costante crescita, piccole croste sulle labbra o ancora macchie di colore bianco o rosso facilmente sanguinanti. I sintomi del tumore negli stadi più avanzati sono invece più evidenti: frequenti emorragie, difficoltà nel parlare, deglutire, masticare, alitosi. L’aspetto delle lesioni in questo stadio è costituito per lo più da vaste e profonde ulcerazioni a cratere, sanguinanti, o tumefazioni talvolta di estese proporzioni che intaccano le strutture anatomiche adiacenti.
Poiché la degenerazione neoplasica delle lesioni precancerose avviene in genere lentamente negli anni, la loro diagnosi precoce e la successiva rimozione portano alla completa guarigione, con conseguente diminuzione dell’incidenza e della mortalità per questo tumore.

Nel 75% dei casi il tumore del cavo orale è legato ad un abuso di alcol e fumo. La loro combinazione, in particolare, aumenta la probabilità di sviluppare la malattia di ben quindici volte. Non esistono sigarette light meno dannose, né un modo meno nocivo di fumare. È un fattore di rischio anche la masticazione del tabacco, e non solo la sua combustione, come dimostrato dall’elevata incidenza nei Paesi dove questa abitudine è estremamente diffusa.
Anche i continui microtraumi, causati da protesi dentarie non idonee, denti scheggiati o fratturati, insieme ad una cattiva igiene orale e a ripetuti fenomeni infiammatori, sono fortemente associati all’insorgenza di questi tumori. L’eccessiva esposizione alla luce solare (o ai raggi ultravioletti artificiali di lampade e lettini abbronzanti) è associata alla comparsa di carcinomi delle labbra, come riscontrato in alcune categorie di lavoratori quali pescatori, agricoltori e muratori. Un altro fattore di rischio da non sottovalutare riguarda la presenza di alcune infezioni, specie quelle causate dal Papilloma Virus (HPV).

È importante, soprattutto dopo i quaranta anni di età e se esposti ai fattori di rischio, osservare periodicamente la propria bocca, prestando particolare attenzione ad ogni eventuale alterazione della mucosa orale. L’autoesame ha l’obiettivo di scoprire la presenza di piccole escrescenze, macchie di colore biancastro o rosso, ulcere, ferite, in particolare quelle che tardano a rimarginare.
L’odontoiatra è il primo specialista in grado di rilevare i sintomi del carcinoma orale. Per questo le visite periodiche sono molto importanti.
Oltre alla visita clinica, in presenza di lesioni, la successiva tappa diagnostica è rappresentata dall’ esame citologico o istologico. La terapia del tumore della bocca si avvale della chirurgia, eventualmente associata a radioterapia e chemioterapia.

Il tumore del cavo orale è fortunatamente uno dei più prevenibili, innanzitutto conducendo un corretto stile di vita, in modo da ridurre i fattori di rischio e, in secondo luogo, attraverso la diagnosi precoce che aumenta la probabilità di essere curati con il minimo danno.
Si suggerisce, quindi, di:

  • non fumare
  • non abusare di alcolici
  • proteggere le labbra con creme schermanti, nel caso di esposizione prolungata ai raggi ultravioletti
  • osservare una corretta igiene orale
  • consumare ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura, preferendo i prodotti stagionali per il loro contenuto di fibre, vitamine, sali minerali e antiossidanti
  • osservare la propria bocca
  • effettuare periodici controlli dal dentista

Il tumore della bocca, se scoperto e trattato in fase iniziale, con le terapie oggi disponibili, può guarire in oltre il novanta per cento dei casi.

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