Se l’osso manca

L’implantologia dentale riesce a restituire la sensazione di avere ancora i propri denti naturali. Per questo è la scelta sempre più preferita dai pazienti che vogliono tornare a “mordere la vita”.
Ma se l’osso manca?
Quando l’intera arcata è priva di denti viene a mancare il carico masticatorio naturale e così, progressivamente, l’osso si riassorbe. Avviene come per i muscoli che se non vengono sollecitati si atrofizzano. Oppure, l’osso può essere danneggiato dalla presenza di alcuni batteri, presenti nei casi di parodontite.

Fino a qualche tempo fa la frase “non c’è abbastanza osso” pesava come un’inevitabile condanna alla dentiera. Ma oggi non è più un problema senza soluzione e quest’inconveniente può essere affrontato attraverso la rigenerazione ossea. Il fine è quello di accelerare il processo fisiologico di rimodellazione e crescita dell’osso, ricorrendo a varie tecniche grazie alle quali è possibile risanare anche le atrofie più gravi, rendendo possibile l’inserimento implantare.

L’osso umano ha, infatti, la capacità di rigenerarsi. Nella maggior parte dei casi, però, necessita di un supporto che guidi il processo di rinnovamento in modo efficace, un’impalcatura che funzioni da guida per la ricrescita. La correzione delle atrofie ossee può essere effettuata principalmente con quattro modalità di trattamento: la rigenerazione ossea guidata, l’innesto a blocco, l’espansione di cresta e il rialzo del seno mascellare.
La rigenerazione ossea guidata promuove la formazione di nuovo osso per ricostruire una cresta alveolare atrofica prima o contemporaneamente all’inserimento implantare, attraverso l’impiego di membrane sia riassorbibili che non, e materiali riempitivi di diversa natura. L’osso autologo, cioè proprio del paziente, è senz’altro il materiale migliore per l’aumento osseo, ma anche i materiali sostitutivi di derivazione sintetica sono utili, soprattutto per il riempimento di difetti meno importanti.
Il prelievo dell’innesto a blocco si effettua di solito da siti intraorali, come il mento o l’angolo mandibolare. Solo in casi di innesti molto estesi bisogna far ricorso a siti extraorali, per esempio l’anca o la teca cranica. L’osso può essere prelevato a forma di blocchetti che sono sagomati e fissati nel sito ricevente mediante piccole viti di titanio (viti trans-corticali). L’osso autologo è senz’altro il materiale migliore per questo intervento.
La realizzazione della tecnica di espansione crestale con precedente osteotomia (taglio dell’osso), consente di aumentare lo spessore di creste edentule contestualmente all’inserimento di impianti.
Il seno mascellare è una fisiologica cavità della zona posteriore della mascella superiore. Spesso, dopo la perdita di denti in questa zona, si ha come conseguenza una riduzione in altezza dello spessore dell’osso. Esistono due tecniche per incrementare l’osso in altezza in questa sede: un mini rialzo ad elevazione interna (per aumentare lo spessore di 2/3 mm) e un grande rialzo ad elevazione esterna (eseguito quando è presente un ridottissimo volume di osso residuo).
In alcuni casi si può ricorrere alla cosiddetta distrazione osteogenetica. Questa tecnica consiste nel separare un frammento dell’osso della mandibola dall’osso circostante con una minuscola sega. Una piccola vite provvede poi ad allontanarlo lentamente e all’interno della fessura creata si forma il callo osseo di guarigione che sarà stirato e allungato dal graduale spostamento del frammento. Si forma così un nuovo e abbondante tessuto osseo su cui collocare le nuove radici in titanio.

L’incremento di osso, a seconda dei casi, si può effettuare sia contemporaneamente all’intervento di impianto sia prima della chirurgia implantare. In ogni circostanza, la sostanza ossea viene sempre ricostruita nel modo meno traumatico possibile, con osso autologo del paziente – quindi prelevato da altre zone della bocca, dal mento o da altre zone del corpo come la cresta iliaca – o con un materiale sostitutivo perfettamente compatibile. Spesso viene utilizzata l’unione di osso e materiale sostitutivo per potenziare l’attività di produzione e proliferazione delle cellule. Il materiale per la rigenerazione viene applicato a diretto contatto con l’osso per allargarlo o per alzarlo e viene gradualmente trasformato dall’organismo in sostanza ossea forte. Dopo pochi mesi, l’osso innestato e quello già presente diventano un tutt’uno forte, sano e capace di reggere la forza della masticazione.
In generale l’osso autologo resta sempre il gold standard perché viene perfettamente assorbito e colonizzato dal tessuto circostante. Ma i biomateriali sostitutivi di diversa natura, oggi, sono tanti e affidabili.

Per ridurre il tempo di guarigione e stimolare i fattori di crescita ossea si usa spesso un espediente straordinario: il sangue proprio del paziente. Nel sangue, infatti, sono presenti varie sostanze che stimolano la guarigione delle ferite. Da un prelievo del paziente, si centrifuga e si ricava un concentrato di piastrine e fibrina ad alto contenuto di fattori di crescita. Applicando questo concentrato si ottiene una stimolazione della rigenerazione dell’osso e una guarigione più veloce dei tessuti molli.
In alternativa si può usare il laser all’erbium che stimola la guarigione della ferita e sterilizza l’area operata dove aumenta la circolazione del sangue.

Gli interventi di innesto osseo sono sempre più collaudati e sicuri. Le possibili soluzioni sono diverse ma tutte efficaci. Naturalmente, ogni intervento chirurgico, dal più piccolo al più rilevante, richiede un esame scrupoloso e accurato del paziente e professionisti dalle mani attente ed esperte.

[hr]

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *