Materiali per impianti dentali

Nella nostra penisola vengono inseriti circa un milione di impianti dentali l’anno. In rapporto alla popolazione l’Italia è, nel campo, il primo mercato al mondo.
A volte, però, ci si può imbattere in metodologie che non hanno un supporto scientifico adeguato e che sono improvvisate. Secondo un’indagine, esistono circa trecento tipi di impianti in circolazione, ma alcuni non hanno alle spalle controlli di qualità. Di questi trecento sistemi rilevati solo alcuni sono approvati a livello mondiale, con test che garantiscano l’assenza di rischi per la salute.

Un professionista scrupoloso sceglie solo prodotti di eccellente qualità e attestata validazione scientifica per i propri pazienti. E la qualità dell’impianto inizia dal materiale utilizzato. L’elemento più usato per le viti che sostituiscono le radici dentali è il titanio, in forma commercialmente pura o nelle sue leghe ad uso dentale. È un materiale assolutamente efficiente e ad altissima compatibilità, in quanto presenta ottime capacità di essere osteointegrato ed è del tutto inerte dal punto di vista biologico. La biocompatibilità del titanio non comporta quelle reazioni da parte dell’organismo, popolarmente note come rigetto. Proprio per questo viene utilizzato universalmente da ormai oltre dieci anni.
La validità del titanio è stata scoperta da Per-Ingvar Branemark, chirurgo ortopedico e ricercatore svedese, padre della moderna implantologia dentale, che studiò il fenomeno dell’osteointegrazione, cioè la fusione biologica delle ossa con un corpo estraneo.
Il materiale implantare costituisce un fattore importante nel raggiungimento di una perfetta osteointegrazione e il titanio è l’elemento ideale per stabilire con l’osso una connessione compiuta.
Uno svantaggio del titanio, in alcuni casi, può riguardare l’estetica in quanto potrebbe rivelarsi un alone scuro attraverso una gengiva sottile. È presente però sul mercato un altrettanto valido materiale, lo zirconio, un metallo bianco che può ridurre le trasparenze quando i tessuti sono molto sottili. Questo materiale presenta eccellenti proprietà meccaniche, in particolare l’elevata resistenza alla flessione e la durezza. Anche lo zirconio è altamente biocompatibile e questa qualità, unita all’elevata resistenza, fa sì che sia un elemento adottato per una vasta gamma di applicazioni biomediche.
Le protesi da ancorare agli impianti sono invece realizzati con i soliti collaudati materiali delle corone e dei ponti utilizzati in odontotecnica, quindi ceramica e metallo/ceramica.
Sono tutti materiali che costituiscono una scelta ideale per tutte le soluzioni di riabilitazione implantare ai massimi standard di certificazione.

Quando si presenta la necessità di incrementare tessuti mancanti, come osso e gengiva, può essere utilizzato materiale autologo, cioè derivante dallo stesso individuo che necessita del trapianto; ad esempio si può utilizzare un frammento prelevato dalla cresta iliaca (cioè dall’anca) dello stesso paziente, per aumentare la dimensione dell’osso a cui verrà ancorata la protesi. Oppure è possibile adoperare materiale omologo, quindi osso prelevato da individui diversi della stessa specie, o ancora materiale eterologo, cioè osso devitalizzato o altri tessuti provenienti da specie animali.
Tutti questi materiali sono alla base dei trapianti, mentre gli impianti sono realizzati con materie alloplastiche, cioè di origine non biologica o biologica di sintesi, che sono essenzialmente metalli, composti di origine minerale e materiali sintetici.

Come qualsiasi dispositivo, gli impianti devono avere il marchio di conformità CE richiesto dalla Decisione europea 93/465/CEE, con il quale si attesta la conformità alle normative comunitarie necessarie per la commercializzazione del prodotto nel mercato unico. Come conferma ulteriore, oltre al marchio CE, il professionista, dopo l’intervento chirurgico, rilascerà al paziente il cosiddetto “passaporto implantare”. Si tratta di un documento contenente utili informazioni sui prodotti utilizzati, sul quale possono essere applicate le etichette dei componenti utilizzati per consentirne la rintracciabilità, che rappresenta di fatto una garanzia. Il passaporto è in pratica la scheda di registrazione dell’impianto che riporta numero, lotto, data, luogo di produzione e omologazione CE. Questo assicura che l’impianto sia conforme alle norme europee, sterile, qualitativamente idoneo, costruito in fedeltà ai regolamenti e quindi affidabile e sicuro per la salute.

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