Gestione dell’ansia

È innegabile: aghi, trapani e micromotori – anche se in misura diversa – hanno la capacità di generare stimoli ansiogeni in quasi tutti gli individui. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il sessanta per cento della popolazione percepisce uno stato di lieve ansia quando deve affrontare delle cure dentarie, il venti per cento ha sintomi specifici e il restante venti per cento manifesta una vera e propria fobia.

La presenza dell’ansia nel paziente costituisce un problema non trascurabile in campo odontoiatrico. In molti casi può ostacolare la necessaria collaborazione dell’assistito durante la seduta e compromettere, nel lungo periodo, una responsabile attenzione del paziente verso la propria salute orale. Ma l’individuo fobico non riesce a sottrarsi volontariamente alla sua paura, pur rendendosi conto dell’irrazionalità di essa, e non sempre la competenza specialistica riesce a modificare l’atteggiamento ostativo del paziente. La cosiddetta “ansia da poltrona” si manifesta con sintomi fisici quali accelerazione cardiaca, sudorazione, tremori, capogiri, vertigini fino allo svenimento e sintomi psicologici come irrequietezza, allontanamento dall’operatore, comportamenti di fuga. La maggior parte delle persone ansiose rimanda o evita completamente il momento della cura, correndo il rischio di aggravare una situazione già compromessa, con conseguente maggior dispendio di tempo e denaro. A volte la reazione emotiva comincia ancora prima dell’intervento. Nei giorni antecedenti la visita, l’ansia può scatenare disturbi psicosomatici così invalidanti da indurre ad annullare l’appuntamento.

Quando ci addentriamo nei territori delle ansie e delle fobie entriamo in contatto con i nostri aspetti più inconsci, per cui i terrori apparentemente immotivati e le reazioni conseguenti si possono leggere come una traslazione di traumi, conflitti e complessi profondi, ignoti alla coscienza.
La bocca e i denti sono parti anatomiche che rivestono un notevole significato emotivo e simbolico. La bocca rappresenta per tutti una sfera molto privata: rimanda alle prime esperienze di vita e di relazione, è il luogo del respiro, della parola, del nutrimento, degli scambi affettivi. È circondata da un’aura di pudore: basta pensare che la buona educazione chiede di non spalancare la bocca in pubblico, di coprirla con la mano in caso di sbadigli, di non ridere sguaiatamente. Il dentista può quindi essere percepito come una figura che ha il potere di violare e invadere questa parte di noi tanto intima e personale. Quando la bocca diventa oggetto di consultazione medica può quindi indurre risposte di panico, fuga e aggressività, quasi a voler difendere la propria intimità dall’intrusione di oggetti vissuti come pericolosi e cruenti.

Sicuramente il primo passo verso la soluzione del problema è parlarne con il proprio dentista. Gli odontoiatri conoscono l’odontofobia e non ne sottovalutano la gravità, proponendo tecniche di intervento ad hoc. Il medico, oltre alle sue competenze specialistiche, deve possedere una sensibilità empatica.
Un paziente ansioso ha bisogno di una serie di attenzioni che devono essere attuate già dal momento in cui entra in sala d’attesa. È necessaria un’accoglienza in qualche modo dedicata, a cominciare dalla segretaria con cui ha il primo approccio. Questo paziente deve trovare un ambiente sereno, possibilmente in assoluta assenza di rumori ed odori tipici degli ambulatori dentistici, bisogna cercare di non farlo attendere un minuto oltre l’orario convenuto, deve essere accompagnato dal professionista che lo segue senza fretta e con cordialità.
Il dialogo rappresenta lo strumento principe nelle relazioni d’aiuto. A volte una comunicazione in un certo senso minacciosa, tesa a sottolineare le sofferenze e i danni derivati da un atteggiamento inadempiente non dà buoni risultati. In alcuni soggetti è più utile una comunicazione persuasiva che ponga invece l’accento sui benefici. Con alcuni pazienti si dovranno pertanto sottolineare i vantaggi riguardanti la salute in generale; con altri più sensibili alla dimensione estetica si dovrà porre in risalto come una corretta cura della bocca migliori l’aspetto estetico, rafforzi l’autostima e faciliti le relazioni sociali ed affettive.
Le informazioni devono essere fornite con modalità comunicative capaci di trasmettere sicurezza professionale (sapersi in mani esperte allevia l’ansia e aumenta la fiducia verso l’operatore), ma anche comprensione umana (è importante per il paziente sentirsi non giudicato o ridicolizzato per le proprie paure). Durante le sedute, essendo il paziente impossibilitato a parlare e per di più impedito nei movimenti, occorre che l’odontoiatra mantenga un clima rassicurante, attraverso i toni espressivi della voce e la mimica facciale. Le parole accompagnate da un’impostazione sonora calda e tranquillizzante aiutano a tenere sotto controllo l’attacco ansioso.

Nei casi più complessi il ricorso a tecniche di intervento psicologico, come il training autogeno,risulta particolarmente efficace. Anche la musica e la luce possono rivelarsi elementi fondamentali per allontanare i pensieri negativi e la paura del dolore, aiutando nel rilassamento.
La concentrazione su un punto focale, come una musica rilassante o la luce, permette di indirizzare gran parte della nostra attenzione in quella direzione, lasciando poco spazio per ascoltare i rumori degli strumenti odontoiatrici o per formulare pensieri negativi. Un piccolo “trucco” potrebbe essere quello di fissare la luce intensa della lampada che l’odontoiatra utilizza per illuminare il cavo orale. Mantenere l’attenzione visiva sulla luce crea un’autosuggestione, una sorta di lieve stato ipnotico che consente alla mente di dissociarsi da quello che sta succedendo.

I dentisti hanno a disposizione uno strumento che consente di valutare al meglio il soggetto da curare. Esiste, infatti, un test specifico per l’ansia da poltrona chiamato DAS (Dental Anxiety Scale) o Test di Corah, da poco tradotto in italiano. È composto da alcune domande e viene usato per pazienti che devono affrontare complessi interventi di chirurgia orale, implantologia o estrazioni multiple, permettendo al professionista di valutare l’intensità del timore e di gestire al meglio gli interventi da mettere in atto.

Tecniche di gestione dell’ansia più complesse prevedono l’uso del protossido d’azoto per via inalatoria, per ottenere una blanda sedazione cosciente ma efficace e sicura.

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