disfunzioni temporo-mandibolari

Disfunzioni temporo-mandibolari

Dolore in corrispondenza dell’orecchio; poi rumori articolari, accompagnati a volte da una limitata e difficoltosa apertura della bocca. Di cosa si tratta? Sono i sintomi delle disfunzioni temporo-mandibolari, alterazioni che possono essere molto fastidiose e rappresentano la causa più comune di sofferenza non dentale nella regione oro-facciale.
Questa patologia interessa il dieci per cento della popolazione femminile e il sei per cento di quella maschile. Si calcola che ne soffrano 450 milioni di persone adulte nel mondo.
Oltre al dolore, rumore e limitazione nell’apertura della bocca possono essere avvertiti una serie di altri sintomi secondari, spesso ignorati o mal interpretati, come cefalea, calo dell’udito, otalgia, acufeni, ronzii, vertigini, dolore a collo e spalle e improvviso cambiamento dell’occlusione dentale.

Il decorso di questa patologia è favorevole, cronico con fluttuazione dei sintomi. Ai fini terapeutici è fondamentale il corretto inquadramento diagnostico. La Risonanza magnetica, o ancora meglio la Cine-risonanza, è l’esame più affidabile da effettuare perché permette di ottenere il maggior numero di informazioni sullo stato dell’articolazione.
È poi necessario valutare complessivamente lo stile di vita del paziente, dagli stress quotidiani alla dieta (che potrebbe favorire troppo spesso cibi che sottopongono a sforzi eccessivi la mandibola), al controllare l’allineamento e il contatto delle arcate dentarie. La patologia è provocata per lo più da fattori muscolari o da problemi articolari. Non sempre è possibile determinare l’esatta causa, ma si ritiene che un fattore rilevante sia il sovraccarico di lavoro a cui i muscoli masticatori sono sottoposti. In particolare, in situazioni fisiche e mentali molto stressanti, contrazioni prolungate dei muscoli masticatori – oltre a sottoporre le articolazioni mandibolari ad uno sforzo eccessivo e continuo – possono dar luogo a tensione muscolare e spasmi, iniziando un circolo vizioso, che se non interrotto può portare in alcuni casi ad un disturbo cronico. Altri fattori aggravanti possono essere il bruxismo, traumi, artriti, problemi di occlusione o una combinazione di più fattori.

Nei casi di patologia dell’articolazione temporo-mandibolare non grave, il medico consiglia analgesici da banco, massaggi al lato colpito, limitazioni nel parlare e nel masticare per qualche giorno, facendo riposare la mandibola mangiando cibi morbidi o liquidi, ed eliminando le gomme da masticare e l’abitudine viziata di rosicchiare le unghie. È importante anche fare attenzione agli sbalzi termici, soprattutto al freddo. La tensione della muscolatura, causata dal repentino cambiamento della temperatura, può creare un carico eccessivo articolare ed essere fonte di dolore.
Se il problema è dovuto al bruxismo (cioè il digrignamento dei denti dovuto alla contrazione della muscolatura), può essere di fondamentale aiuto l’utilizzo di un bite. Altre volte invece sarà necessario modificare l’occlusione con un trattamento ortodontico o con corone, intarsi, otturazioni ed altri restauri protesici.

Se il medico sospetta che la patologia dipenda da un eccessivo sforzo dei muscoli, può prescrivere un miorilassante per ridurre il dolore e la tensione. Quando la patologia è cronica, però, il paziente non dovrebbe utilizzare questi farmaci per lunghi periodi di tempo, a causa dei rischi di assuefazione. In alcuni casi la fisioterapia può dare sollievo al dolore e ripristinare la motilità della mandibola. Il fisioterapista potrà raccomandare massaggi, impacchi caldi, ultrasuoni o la stimolazione con corrente elettrica alternata per promuovere la circolazione e alleviare il dolore e la rigidità.
Le forme correlate allo stress possono avvalersi dell’agopuntura che agisce in modo da rilassare i muscoli.

Oggi è anche possibile ricorrere a infiltrazioni intra-articolari di acido ialuronico, uno dei componenti fondamentali dei tessuti connettivi dell’uomo, la cui concentrazione nell’organismo tende però a diminuire con l’avanzare dell’età. Sembra che questa sostanza riesca a migliorare notevolmente il dolore e la funzionalità mandibolare, rallentando il processo di degenerazione articolare.

Nei rari casi in cui i vari trattamenti possibili non abbiano ottenuto risultati soddisfacenti e l’articolazione sia seriamente compromessa, potrebbe essere necessario un trattamento di tipo chirurgico. Ma l’intervento viene suggerito solo nei casi estremi. La forma meno invasiva è l’artroscopia, cioè l’inserzione di un tubo a fibre ottiche attraverso una piccola incisione, con lo scopo di riportare nella sede corretta il disco articolare. Solo se l’intervento in artroscopia non è efficace, sarà necessario aprire chirurgicamente l’articolazione temporo-mandibolare in modo da esporre in modo completo la zona, con la possibilità di sostituire i legamenti danneggiati.

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